| La voce contemporanea in Italia vol. 4 |
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Duo Alterno
Tiziana
Scandaletti soprano, Riccardo
Piacentini pianoforte
con la collaborazione del Penderecki String Quartet note musicologiche a cura di Quirino Principe
Quarto CD della serie
dedicata al repertorio vocale CD Stradivarius STR 33833 (Milano, 2009) prodotto da Rive-Gauche Concerti con il sostegno di Regione Piemonte e Fondazione CRT
Un nuovo cd - il quarto di un’organica silloge - dedicato dal Duo Alterno alla vocalità da camera italiana: dopo un interessante excursus volto a definire le corrispondenze biunivoche tra compositori e poeti del Novecento (il primo cd © 2005), dopo aver analizzato le contaminazioni tra tradizioni popolari e gesto (nel secondo cd © 2006), ecco che con il terzo cd (© 2007) il Duo Alterno individua un’altra linea programmatica che caratterizza il camerismo vocale italiano degli ultimi decenni. Ora questo quarto cd si pone quale ideale prosecuzione e completamento dei precedenti, configurandosi quale vero e proprio ciclo tematico.
All’illusoria dissacrazione spesso verificatasi tra testo letterario e composizione musicale è dedicato per l’appunto il quarto volume de La voce contemporanea in Italia, «concepito trasversalmente tra passato e presente, tra urgenze dell’oggi e memorie di un passato qualche volta lontano – con tanto di citazioni di testi, anche medievali, e di musiche da Debussy a Brahms, Schumann, Rossini, Mozart e oltre –, un passato che non cessa di essere "memeticamente" vivo e ricco di sollecitazioni» come molto opportunamente annota Riccardo Piacentini (compositore, pianista e membro del Duo Alterno unitamente al soprano Tiziana Scandaletti) firmando uno dei testi critici racchiusi nel booklet stesso di questo cd. I sette autori prescelti costituiscono inoltre una sorta di campionatura delle fasce generazionali, con diversificate scelte di linguaggio e di stile; tutti però «agiscono secondo una linea forte di collaborazione tra testo e musica nella ricerca della vocalità». (Principe)
In Lachrimae (1978) Sylvano Bussotti ricorre a quattro lingue diverse (francese antico, inglese, tedesco, italiano scomposte in sillabe e fonemi) e le miscela in un caleidoscopico gioco di rimandi e di combinazioni possibili apparentemente casuale, privo di indicazioni di movimento. Una «astratta libertà di confuse apparenze: una scrittura cifrata» (Quirino Principe) che «somiglia a qualcosa di déjà vu o, meglio, di déjà ecouté». (Piacentini)
Il Duo Alterno propone successivamente l’ascolto di due brani composti da Mauro Bortolotti (Schatten e Ein Spiel entrambi del 1995), sorta di ‘dittico’ che consente un eventuale, possibile ripensamento della Felix Austriae richiamata dalla scelta dei testi tedeschi di Michael Marshall von Biberstein. Qui - come ha modo di osservare Principe - «la scrittura musicale è di alta e complessa tradizione, il testo invita a fermarsi e a guardare il mondo percorrendo un’arcata, dalle stelle alle caverne profonde; così la musica riempie quello spazio moltiplicandosi all’infinito».
Marcello Abbado è l’autore del vocalizzo sopra “Ma se mi toccano dov'è il mio debole” dal Barbiere di Siviglia (1997) espressamente dedicato al Duo Alterno. Ecco un’interpretazione del tutto particolare del testo rossiniano, rispettosa della tradizione, ma foriera di novità contestualizzate per le seduzioni operate da Rosina. Si passa dunque «dalla memoria delle parole che non ci sono più, a una melodia cantata senza parole, a una intonazione senza canto. Così - prosegue Principe nella sua lucida analisi - la voce si riduce allo spettro di sé stessa. Del testo rimane il ritmo, ma smisuratamente dilatato». Anche il pianista percorre analogo cammino lungo la via dello sperimentalismo con lacerti timbrici affascinanti e insinuando schegge di rara efficacia. «Fino a qual punto una simile destrutturazione può spingersi senza che la divertita e dispettosa sperimentazione diventi la tragedia?» si domanda il critico e con lui il fruitore consapevole del cd.
Negli ultimi due decenni del secolo appena conclusosi, Franco Donatoni frequentemente usava citare autori classico-romantici (Haydn e Beethoven), molto più spesso soprattutto Bach (Arte della fuga) cui si ispirò per una composizione a dodici voci. In ...ed insieme bussarono (1978) egli fa riferimento ad un testo orientale di Kabir: «Un testo squisito e umbratile - nota ancora Principe - come suona il suo verso finale, paragonabile a un seme che cerca la forza di germogliare: una musica di suprema leggerezza, dall’irresistibile fascino, racchiusa nella cornice dinamica di una serie di “nuances” tutte contenute nell’idea di pianissimo».
E non poteva mancare la grande Cathy Berberian con un brano del 1966, Stripsody («“strips”, da cui il titolo della composizione, dove il suffissoide “-odia”, “ody” in lingua inglese, ha il significato universale di “configurazione in musica”» come ci ricorda Principe). Tra citazioni da Brahms, frammenti dei Beatles e frasi onomatopeiche, passato e presente convivono felicemente e il soprano scandaglia magistralmente tale composizione con un’approfondita analisi interpretativa.
Ancora un brano espressamente dedicato al Duo Alterno, ...im Traume (2007) di Gilberto Bosco su quello stesso testo di Heinrich Heine a cui si ispirò altresì Schumann per i suoi intramontabili Dichterliebe op. 48. L’ispirazione è tutta legata alla tradizione più schietta, il pianoforte ‘mima’ quello romantico, ma la parte vocale è in un continuo crescendo di forte emotività. «Nel deformarne immediatamente la configurazione armonica e melodica, il musicista di oggi intravede il Maestro di ieri, maestro anche del “male di vivere”, come in sogno, ricostituendo la fondamentale situazione poetica del Lied romantico, quella onirica, appunto. In questo annuncio desolato e dolorosamente vivo, parola e suono riconoscono reciprocamente la propria consanguineità». (Principe)
Ed ora con le parole stesse di Riccardo Piacentini un accenno all’ultimo brano inserito nel cd vale a dire il brano mozartiano (An Mozart del 2008) che il Duo Alterno ha confezionato insieme al Penderecki String Quartet. «Il lavoro non vuole essere in sé dissacrante, meno che mai nei confronti di Mozart, ma intende (soltanto?) utilizzare i materiali melodici di due Lieder mozartiani i cui titoli iniziano per An contrappuntandoli secondo codici odierni più o meno criptici. Potrebbe sembrare, detta così, un’operazione asettica e di ordine puramente meccanico, ma una ricca presenza di foto-suoni (ossia reportage acustici che in questo caso sono stati raccolti a Graz e Vienna e sulla cordiera di uno splendido pianoforte Grotrian-Steinweg) unita alle caratteristiche modulari del lavoro (eseguibile per solo quartetto, o per quartetto e foto-suoni, o ancora per quartetto, foto-suoni, soprano e pianoforte) con una voce birichina che smozzica e ricompone le quintessenze mozartiane, tutto questo comunica una curiosa e un po’ destabilizzante mobilità di prospettive, come un gioco di scatole che scivolano più o meno imprevedibilmente l’una sull’altra e, nella versione con voce, da questa vengono in qualche modo pilotate e rimesse ognuna al proprio posto». In copertina del cd: dettaglio di scenografia di Sylvano Bussotti. Elaborazione grafica di Riccardo Piacentini da una fotografia di Luciano Morini
Il Duo Alterno è considerato uno dei più significativi punti di riferimento nel repertorio vocale-pianistico dal ‘900 storico ai contemporanei. Dal suo debutto a Vancouver nel 1997 a oggi, ha portato la musica contemporanea italiana in più di venti Paesi. Definito "il duo che dà voce (e piano) al Novecento italiano" su la Repubblica e "an electric experience" su l’Hindu di Chennai, il Duo ha al suo attivo 4 CD monografici con prime incisioni di Giorgio Federico Ghedini, Alfredo Casella e Franco Alfano (Nuova Era, 2000/4) e la raccolta La voce contemporanea in Italia - voll. 1-4 (Stradivarius, 2005/9, con brani, spesso loro dedicati, di Abbado, Berberian, Berio, Bortolotti, Bosco, Bussotti, Clementi, Colla, Corghi, Dallapiccola, Donatoni, Gentile, Lombardi, Maderna, Manzoni, Morricone, Mosso, Nono, Petrassi, Pinelli, Scelsi, Sciarrino, Solbiati, Vacchi). Di natura sperimentale il lavoro di ricerca sulla "foto-musica con foto-suoni"© che ha portato a 6 CD per sonorizzazioni museali: Musiche della Reggia di Venaria Reale, Mina miniera mia, Treni persi, Arie condizionate, Shahar (Curci, 1999) e Musiche dell’aurora. Il Duo si è esibito in Argentina (1998, 2004), Australia (2004/8), Austria (2007), Belgio (2002/5), Canada (1997, 2003/7), Cina (2002/7/8), Corea (2001), Danimarca (1999, 2008), Finlandia (1998/9), Francia (2001), Germania (2007/8), Giappone (2006/7), India (2004), Indonesia (2001/4), Kazakistan (2001), Mongolia (2007), Norvegia (1999, 2002), Olanda (2005), Regno Unito (2001), Russia (2005), Singapore (2001/2/3), Svezia (1999, 2008), Stati Uniti (2000/3/5/6/7/8), Turchia (2005), Uzbekistan (1998/9). Numerose anche le performance in Italia, dal Festival MiTo di Torino alla Società dei Concerti di Milano, I Teatri di Reggio Emilia, l’Accademia Filarmonica e il Centro La Soffitta di Bologna, la Fondazione Toscana Musica e Arte, l’Università Tor Vergata e le Associazioni Musica d’oggi e Nuovi Spazi Musicali di Roma, l’Ateneo Veneto e la Fondazione Levi di Venezia, ecc. Tiziana Scandaletti insegna Musica vocale da camera al Conservatorio di Vicenza, Riccardo Piacentini Composizione al Conservatorio di Alessandria. Il Penderecki String Quartet è stato fondato nel 1986 in Polonia, sotto gli auspici del compositore Krzysztof Penderecki. A oltre vent’anni dalla sua costituzione ha all’attivo una straordinaria carriera internazionale ed è tutt’oggi considerato uno dei più rinomati ensemble della sua generazione. Formato da quattro musicisti provenienti da altrettanti Paesi – Polonia, Canada, USA e Regno Unito – il Globe and Mail di Toronto ne ha recensito il "remarkable range of technical excellence and emotional sweep". Recentemente il Quartetto ha tenuto concerti a New York, Amsterdam, San Pietroburgo, Parigi, Los Angeles, Atlanta ed è stato invitato da prestigiosi festival internazionali in Polonia, Lituania, Italia, Venezuela, Hong Kong e Cina. Il suo repertorio spazia da Bach a Haydn, Beethoven, Brahms, Bartók, Shostakovich, Ligeti, Frank Zappa, John Oswald... fino a includere oltre cento nuovi lavori scritti appositamente per il Penderecki String Quartet. Tra questi ricordiamo le prémiere di Brian Cherney, Linda Caitlin-Smith, Randolph Peters, Harry Freedman, Glenn Buhr, Alice Ho, Peter Hatch, Omar Daniel e Gilles Tremblay, con i sostegni di Canada Council, Laidlaw Foundation, CBC, Ontario Arts Council e Hong Kong Arts Development Council. Collabora regolarmente con artisti di multiforme estrazione, quali Martin Beaver, Atar Arad, Antonio Lysy, Luba Dubinsky, Jeremy Menuhin, James Campbell, il sassofonista jazz Jane Bunnett, il virtuoso di "pipa" Ching Wong, il coreografo David Earle, l’attore Colin Fox. Definito dal Fanfare Magazine come "un ensemble di formidabile potenza e di acuta sensibilità musicale", la discografia del Penderecki String Quartetcomprende tutta la musica da camera con quartetto d’archi di Brahms e Shostakovich (per le etichette Eclectra e Marquis) e l’intero ciclo dei Quartetti bartokiani. Da sedici anni è il Quartetto in residence della Wilfrid Laurier University di Waterloo-Toronto, dove dedica gran parte delle sue energie tenendo un lungo e articolato seminario primaverile denominato Quartetfest con ospiti di rilievo come il Tokyo Quartet, lo Ying Quartet e il Colorado Quartet. Per informazioni: Victor Andrini – Ufficio Stampa RIVE-GAUCHE CONCERTI
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